Come cambieranno le nostre abitudini alimentari mediterranee con l’arrivo del cibo in provetta?

 

 

 

Il 9 novembre ho partecipato a Bolgare, alla tavola rotonda ” Cibo sintetico o cibo Made in Italy: “Una scelta di valore e di valori”.
Serata divulgativa inserita nella programmazione per la celebrazione della 73° Giornata Provinciale del Ringraziamento, organizzata da Coldiretti Bergamo.
Il cibo sintetico è un’invenzione delle grandi multinazionali le quali hanno riprodotto in laboratorio le proteine del muscolo degli animali da carne, le proteine del latte ed altre tipologie di proteine ‘alimentari’. Ad oggi questi prodotti di sintesi sono al vaglio delle autorità competenti le quali ne stanno valutando la sicurezza alimentare.
Probabilmente un giorno anche questi prodotti di sintesi verranno commercializzati, ma per ora, dati anche gli altissimi costi di produzione, la carne sintetica è fruibile ed acquistabile solo negli USA ed in Israele.
Questo nuovo scenario aperto dalle biotecnologie e dell’ingegneria tissutale apre un’importante riflessione sul futuro della ‘dieta mediterranea’ e dei valori della tradizione alimentare, culturale,
agro-alimentare e zootecnica che essa porta con sé. La DM, infatti, è stata per millenni il perno evolutivo delle popolazioni dell’area mediterranea tanto che il 16 novembre del 2010 è stata addirittura iscritta dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Culturale dell’Umanità.
“Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità in quanto esempio di ricchezza culturale legata al territorio, alla convivialità, alla società con l’alimento che si trasforma in un vero
e proprio atto di relazione e condivisione.”
La ricchezza culturale e nutrizionale della DM è stata addirittura al centro di una riflessione che, insieme alle collaboratrici dott ssa Rosa Facchi e sig.ra Valeria Muntenau, ho proposto agli studenti nella settimana diocesana della cultura che si è svolta dal 15 al 23 aprile 2023 in alcune parrocchie della Bergamasca per celebrare Bg-BS Capitali della Cultura.
Partendo infatti dall’analisi di un affresco dipinto a lato destro del presbiterio della pieve di San Pietro a Tavernola Bergamasca (chiesa per altro balzata agli onori della cronaca per un affresco del pittore Girolamo Romanino) abbiamo rilevato la presenza di una cornice del Quattrocento, probabilmente  al secolo affrescata, nella quale si ritraggono elementi della flora e della fauna locale con particolare riferimento all’uva ed alle olive, frutti tradizionalmente appartenenti alla macchia mediterranea.
Da qui l’idea di elaborare una piramide artistica mediterranea sebina che allora come oggi rappresenta il perno della nostra identità culturale ed alimentare.
A fronte di questa riflessione viene da chiederci: cosa mangeranno le persone che abiteranno le rive del Sebino tra quattrocento anni? Ai posteri l’ardua sentenza.’

 

 

Recommended Posts

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *